CECI

Una tradizione che affonda le sue radici nella metastoria: nessuno può dire quando essa fu introdotta. Ed al contempo un lascito ancora attuale della società contadina alla nostra civiltà. Nei fatti le pietanze tipiche del 2 di novembre, nell'Irpinia orientale, sono tutte a base di ceci, sia che costituiscano il condimento delle "lagane", una sorta di tagliatelle fatte in casa, e sia che si preparino in zuppe o addirittura arrostiti su una piastra collocata sul fuoco del camino (cosa non più usuale, perché con l'innalzamento delle temperature climatiche, di solito, come oggi, a novembre sembra di stare in estate).

Ma, dunque, perché proprio i ceci? Per il semplice fatto che in epoche segnate dalla povertà, neppure poi troppo lontane, i ceci erano i legumi più facilmente reperibili, soprattutto perché in Alta Irpinia abbondavano le coltivazioni.

E proprio ai ceci è connessa una usanza che oggi è scomparsa.

Ogni 2 di novembre moltissimi ragazzi poveri, riuniti in gruppi, giravano di casa in casa recitando una sorta di formula nel vernacolo nostro (che riporto fedelmente): «Ciccj cuott' p' l'an'm r' li muort', ciccj crur' p' l'an'm r' r' criatùr'».

La traduzione italiana del detto lo depriva della sua assonanza: «Ceci cotti per l'anima dei morti, ceci crudi per l'anima delle creature». Si aspettavano che i padroni di casa regalassero loro dei ceci per sfamarsi e poco importava se cotti o crudi, perché la loro fame era certamente di "bocca buona".

La creatività connaturata alla cultura contadina riusciva a trasformare anche un momento triste, quale è la commemorazione annuale dei defunti, in una occasione per saziare l'appetito perenne generato dalla miseria.

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